Cesano di Roma

Prima passeggiata dei Cavalieri

Prima passeggiata dei Cavalieri

Prima passeggiata dei Cavalieri
settembre 27
18:36 2008

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Racconto della prima uscita di due giorni organizzata dall’Associazione Cavalieri di Cesano, recentemente costituita.

Finalmente dopo alcune riunioni e piccole passeggiate a cavallo riusciamo a fare una cosa più seria.

Ci mettiamo d’accordo e riusciamo a mettere insieme otto cavalieri, per noi un successo in quanto erano oltre una decina di anni che non si riusciva a metterne insieme più di tre.

Ci diamo appuntamento alle sei e trenta del 12 agosto davanti al maneggio di Arnaldo.
Finalmente si parte, tutti presenti e puntuali, a dire il vero cosa un po’ insolita.

Dopo alcuni kilometri perdiamo una pedina a causa di piccoli ma grandi problemi fisici, purtroppo come succede in questi casi sono sempre i migliori che…. debbono rinunciare. Rimaniamo in sette, si prosegue tutti un po’ addolorati, che volete era pur sempre un amico! Ma dopo un po’ sarà l’euforia, sarà la curiosità di vedere come andrà a finire, non si pensa più a lui e cominciamo a parlottare tra di noi, si anticipa con le parole quello che saranno le difficoltà da affrontare.

Cammina cammina, accostando Martignano e superando il territorio di Anguillara, ci troviamo ad entrare nel territorio di Trevignano. Lì facciamo la nostra prima sosta, mettiamo i cavalli all’ombra, e facciamo un piccolo spuntino a base di pane (molto), affettati vari, formaggi e vino buon vino.

Dopo esserci rifocillati riprendiamo il cammino, mentre in lontananza si staglia in cielo Rocca Romana, i più esperti (Arnaldo) avvisano i principianti (Alessandro) che quel monte è da passare, con un po’ di preoccupazione si prosegue, fatti alcuni km di asfalto e di sterrato arriviamo ad imboccare un sentiero che ci fa passare dentro un bel bosco, ricco di vegetazione e di suoni, quasi come un premio che ci ripaga di quei km fatti sotto si tanto sole d’agosto.

Dopo esserci beati di tanta generosità naturale, usciamo dal bosco per affrontare un altro tratto di percorso assolato, certo a quell’ora è un po’ duro, ma il paesaggio che si vede da sopra quei terreni che lasciano scorgere in lontananza il lago di Bracciano, come fosse uno specchio dove il cielo fa bella mostra di sé e, il monte di Rocca Romana che ormai è alle nostre spalle, ci danno la forza di proseguire.
Finalmente lasciamo il territorio di Trevignano ed entriamo in quello di Bassano Romano, camminiamo un po’ ed arriviamo nell’area dove avevamo stabilito la seconda sosta.

Troviamo ad attenderci un bell’albero enorme in un prato curato, con accanto un fontanile pieno d’acqua, che visione! Avete presente un oasi nel deserto? Ecco questo rende l’idea. Disselliamo i cavalli, li abbeveriamo e li sistemiamo all’ombra, dopo di che tiriamo fuori dalle bisacce un frugale pranzetto a base di prosciutto, salame, lonza, formaggi vari, maialino offertoci dalla sig.ra Zappu, olive, melanzane, qualche scatoletta di cose varie, pane e vino, a seguire il caffé fattoci dal buon Mauro e grappa, necessaria come digestivo.

Facciamo una lunga sosta per superare le ore pi˘ calde e per ammazzare il tempo, perché quello va sempre ammazzato, ci mettiamo ad ascoltare le storie e gli aneddoti del nostro maestro Arnaldo, che anche se sono antichi come lui, sono sempre attuali e divertenti. Non che gli altri non abbiano parlato, hanno parlato e raccontato alcune barzellette un po’ tutti ma, a parlare, il maestro non si batte.

Finalmente prepariamo le nostre cavalcature e, riprendiamo il cammino verso la meta nella quale passeremo la notte. Dopo un tratto di strada sterrata entriamo nella faggeta di Bassano, una meraviglia della natura, alberi secolari altissimi, sottobosco con cespugli di aghifogli, pungitopi e, tante altre piante dell’ampia gamma della varietà mediterranea, ma la cosa più bella è la visione, “dell’insieme del tutto” drappeggiato di fasci di luce solare, che si fanno strada tra le chiome degli alberi, e si proiettano nel sottobosco tracciando delle scie dorate simili a delle strade che portano verso il cielo, nelle quali in mezzo ad una nebbiolina argentea, causata dall’umidità emanata dal sottobosco, volteggiano risaltati insetti di ogni foggia e dimensione come fossero tanti piccoli aquiloni trattenuti da un filo invisibile.
Passeggiando in silenzio, un po’ a bocca aperta nel vedere tutto questo, mi rendo conto di farne parte, mi aspetto che da un momento all’altro possa comparire qualche personaggio fiabesco e, un po’  fantasticando, un po’ cantando qualche stornello, ci ritroviamo ad Oriolo Romano. Alcuni dei più giovani ci chiedono il nome del paese, probabilmente sono rimasti disorientati.

Ci rechiamo presso un fontanile, all’interno del paese, che a dispetto del nome si trova in provincia di Viterbo, si ristorano i cavalli e si riparte. Si prende la direzione della mola, una località di Oriolo che serba un insieme di sorprese, ma non ve ne parlo in quanto non sarà toccata dal nostro tragitto.

Qualche centinaio di metri prima della mola, giriamo a sinistra, prendiamo la direzione di Monterano vecchio.

Nel tragitto passiamo in mezzo a necropoli etrusche e reperti archeologici vecchi di alcune migliaia di anni.
All’arrivo ci troviamo davanti un centro abitato fortificato, distrutto dalle truppe francesi e dalla malaria nel 1799, obbligando gli abitanti ad abbandonare questo sito abitato sin dalla tarda preistoria (2000 anni a.C.).
Girando questo sito possiamo ammirare, un antico acquedotto a volte su più piani, una tomba etrusca scavata sul tufo accanto ad un fontanile dell’epoca ancora funzionante, il castello delle fontane, con un grosso leone scolpito su pietra, alla base del quale un tempo ormai lontano, possiamo immaginare un fiume d’acqua a mo’ di cascata, che si riversa nella vasca sottostante, per poi inoltrarsi in un suo cammino riservato e precipitare a valle. Allontanandoci dal castello, superando le case dei braccianti e dei domestici, ci ritroviamo su un altopiano nel  quale, dietro una fontana circolare, si staglia verso il cielo una chiesa, detta di Bonaventura, facente parte di un convento.

Tale complesso fu realizzato dal Bernini fra il 1677 e il 1679, sotto la direzione di Mattia De Rossi.
Ammirate queste meraviglie archeologiche, scendiamo per un sentiero scosceso, molto bello, scavato in parte sul tufo dagli abitanti del posto circa quattromila anni or sono.

Giunti a valle possiamo ammirare una sorgente di acqua sulfurea, per poi guadare diverse volte il Mignone, fino a raggiungere la valle dei butteri con una grossa rimessa e un capanno tipico. Molliamo lì tutti i bagagli e ci rechiamo, con i cavalli finalmente scarichi, al paese di Canale in un ristorante tipico, dove tra manicaretti e risate facciamo amicizia con una persona del posto e arriviamo oltre l’una di notte.

Ritornati al capanno ci organizziamo per passare la notte, e dormiamo con un unico sonno fino alle sei e trenta del mattino.
Si è fatto giorno, uno alla volta si compare all’aperto come fossimo usciti da un lungo letargo, un po’ stravolti, un po’ stralunati, un po’ insonnoliti e molto indolenziti per aver dormito a terra.

Facciamo mangiare i cavalli, li portiamo a bere, dopo di che tocca a noi, ci laviamo nel fiume, ci facciamo un caffé. Raccolte tutte le cose, prepariamo le nostre cavalcature. Si riparte, aggiriamo il paese di Canale, entriamo in un sentiero che ci porta al cancello nord del bosco di Manziana.

Entriamo nel bosco e, per uno dei suoi tanti tragitti, arriviamo ad un fontanile, costruito nel periodo del fascio, “per abbeverare i viandanti del tempo ed il bestiame allo stato brado” facente parte di una serie costruita in maniera da costeggiare una strada massicciata, che attraversa tutto il bosco di Manziana, per poi inoltrarsi nei prati di Tolfa.
Da lì ci rechiamo in un’area riservata al ristoro nella quale si trovano tavoli e sedie fisse, una fontana e dei bracieri.

Ci fermiamo per fare colazione, in vece facciamo pranzo. Appena ristorati ci guardiamo intorno e scopriamo di essere nel mezzo a querce secolari alte fino a venticinque trenta m. con alcune che arrivano ad avere un diametro di tronco fino a due m. sono meravigliose, ce ne sono di quelle che arrivano ad oltre seicento anni. Lasciamo questo querceto con il proposito di ritornare per poterlo esplorare meglio.

Attraversiamo Manziana, decidiamo di prendere un sentiero dietro la stazione, perché accorcia notevolmente il tragitto verso Bracciano, però lo troviamo semi sommerso dai rovi, il buon Mauro armatosi di machete, decide, va e, colpisce,  colpo dopo colpo, intervallati da qualche graffio, qualche parolaccia e qualche puntura, dopo aver faticato non poco sotto il sole di mezzogiorno, lo rende percorribile di nuovo. Dopo di che tutti noi che abbiamo faticato con lui, nel sostenerlo moralmente, ci accingiamo a percorrerlo.

All’uscita di questo sentiero, vecchio come i Romani, “perché costruito proprio da loro, per raggiungere un fortino di guardia sopra a quel monte, che serviva a tenere sotto controllo tutta la valle craterica del lago di Bracciano, in quanto  proprio li sotto passava la vecchia via Clodia, che attraversava la zona adesso occupata da Bracciano per arrivare ed oltrepassare Tolfa” ci ritroviamo a Bracciano in località Pisciarelli, in mezzo ad un castagneto, raggiungiamo un fontanile e decidiamo di fermarci lÏ per passare le ore pi˘ calde.

Qualcuno tenta di dormire, altri si mettono a costruire dei bastoni da Buttero, in ogni caso dopo l’abbondante  pranzo consumato a metà mattino, senza vino, perché lo abbiamo dimenticato nel capanno dei butteri, nessuno pensa a mangiare.
Alle sedici circa, riprendiamo il cammino verso casa, passiamo dietro le caserme, attraversiamo i quarti di Bracciano, superiamo Vigna di Valle, saliamo sul monte delle antenne dell’aeronautica e lì, facciamo una pausa, siamo molto stanchi, qualcuno non riconosce in lontananza neanche Cesano, che da là sopra si scopre tutto.

Mancano soltanto cinque o sei km, ma sembrano infiniti; finalmente dopo circa un ora e mezza siamo a casa, dolce letto che ci ha viziato a dormire comodi, ma non è finita qui perché ne faremo un’altra più lunga.
Penso che queste sono le cose da mostrare ai nostri giovani, sono questi i valori veri da difendere ad ogni costo, le bellezze naturali, il rispetto della natura e dei reperti lasciatici dai nostri avi a testimonianza del nostro passato, il rispetto dei nostri compagni di viaggio, amici, cavalli e cani compresi.

Queste esperienze ci insegnano i comportamenti corretti che si rifanno alle regole della cavalleria e formano la solidarietà, la fratellanza e l’amicizia. Con queste cose potremmo evitare che i nostri ragazzi usciti dal loro ambiente fatto di videogames, televisione, musica assordante da sballo, si ritrovino come pesci fuor d’acqua, e cerchino le emozioni in cose che poi si riveleranno solo dannose.

Marcello Boldrini 2008
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