Cesano di Roma

Storia di Cesano

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Storia di Cesano
ottobre 04
19:36 2008
Skyline da Ovest

Skyline da Ovest

“Piccola terra della Comarca di Roma, contenente 189. abitanti, appodiata al capo luogo di Campagnano, pertinente alla famiglia Chigi e posta a sinistra della via cassia, 20. miglia lontano da Roma, presso le sorgenti del rivo Galeria, sulla falda di un colle.

Nel privilegio dell’anno 910. dato da Sergio III. ad Ildebrando vescovo di Selva Candida si ricorda una Massa Caesarea coi fondi di Furculae, Tondiliano, e Martiniano, e le colonie de Solario, de Cortina, de Gradolfo, de Micinno, de Valle, de Fontana, de Sancto, de Coriliano, de Castanea Cupa, de Cabellis, e de Caesario, colla chiesa di s. Andrea: e che questa massa era della Chiesa Romana, 20. miglia distante da Roma, nel patrimonio della Toscana, nel territorio di Nepi; e ne determina per confini la terra del monastero di s. Stefano Maggiore presso la Basilica Vaticana, la selva e la terra di Giovanni Grammatico, una pars torricia Donica, e la massa Clodiana.

Quindi non può cader dubbio sulla identità di questa massa Caesarea coll’odierno Cesano, e solo dubito che in luogo di Caesarea, come si legge in Ughelli T. I. non sia nell’originale scritto Caesana.

Nel primo caso deriverebbe il nome di questo territorio dai Cesari stessi, ed il nome odierno non sarebbe che una corruzione dell’antico, nel secondo caso, deriverebbe dalla gente Caesia che ebbe fondi in queste parti, essendo un ramo di essa stabilito nella vicina colonia romana di Veii, come si trae dalle iscrizioni rinvenute nel 1812 presso la Isola Farnese.

In quell’anno 910 pertanto questa massa fu da Sergio III. data al vescovo di Selva Candida come appannaggio.

Questa concessione fu confermata da Giovanni XIX. l’anno 1026. al vescovo Pietro, come ricavasi dall’altro documento riferito pur «dall’Ughelli, dal quale apparisce, che oltre le colonie ricordate di sopra vi si erano formate ancora quelle di Casa Nuova, di Tribuni, e di Mesopane: i confini indicati sono i medesimi, ma in luogo di pars torricia donica, evidentemente corrotto, leggesi Pastoritia Donica».

Nuova conferma ne fece l’anno 1033. Benedetto IX. allo stesso vescovo Pietro, ed in questa leggesi Cesana in luogo di Cesarea, vi si legge una colonia de Besano, forse de Cesano.

Leone IX. lo tolse alla mensa vescovile di Porto, e lo assegnò al Capitolo di s. Pietro come si legge nella bolla data l’anno 1053. e riportata nel Bullarium Vaticanum T. I. p. 29. Et fundum Cesanum cum toto territorio suo absque massa Trani cum criptis, mansionibus, et familiis.

L’anno 1072. Bernone figlio di Cresci  di Giovanni Maniano possedeva un fondo nel territorio cesanense, confinante con una terra del monastero di s. Alessio, presso il rivo detto Bassi, la quale donò al monastero suddetto, come si ricava dall’atto originale esistente nell’archivio di s. Alessio e riportato dal Nerini n. VI.

Quindi Onorio III. nella conferma de’ beni di quel monastero, fatta l’anno 1217. nomina ancora le Vineas et Domos in castro Cesano. Nerini p. 236.

Ora siccome nella carta del 1072. si ricorda Cesano come castello, e nelle antecedenti fino a quella di Leone IX. del 1053 si parla soltanto di Cesano, come fondo, è chiaro, che la origine di questo castello debba riporsi dopo la metà del secolo XI. fra l’anno 1053 e l’anno 1072.

Posteriormente al 1072. Cesano viene sempre indicato col nome di Castrum, come apparisce dai documenti che sono per indicare.

Innocenzo III. nella bolla di conferma de’ beni del Capitolo Vaticano data l’anno 1205 nomina Et quod habent in castro Anguillariae et in castro Cesani: lo stesso si ripete in quella del 1228 da Gregorio IX: ed in quella d’Innocenzo VI. del 1360.

Divenne nello stesso secolo XIV. proprietà degli Orsini, signori di Campagnano, che lo ritennero fino al pontificato di Alessandro VII. in che da questa famiglia fu venduto ai Chigi insieme con Formello, Campagnano, e Magliano Pecorareccio il dì 5. Settembre 1661 per la somma di 345,000 scudi.”.

Da “Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma” di Antonio Nibby – Roma, 1848 pp. 458-460.

N.d.R.: Abbiamo cercato di mantenere il testo originale nella sua integrità comprendente anche alcune espressioni ormai relegate al passato (correggendo qualche piccolo errore di stampa…).

red. 04.10.2008

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