Cesano di Roma

Racconti cesanesi: Bruno Venanzi

Racconti cesanesi: Bruno Venanzi

Racconti cesanesi: Bruno Venanzi
agosto 30
18:56 2018

La cosa che più mi stupì, il 6 Novembre 2016, fu vedere già al lavoro i titolari del distributore Q8 in Via della Stazione di Cesano: poche ore prima il tornado aveva devastato parte di Cesano scalo, accanendosi in alcuni punti al suo passaggio, come da Bruno Venanzi.

Autolavaggio Q8 (Venanzi), Via della Stazione di Cesano – dopo il tornado

Eccoli i protagonisti, Liliana e Bruno:

Bruno Venanzi e Liliana Savini

Tutto ha inizio qui:

Cartello su Via della Stazione di Cesano che annuncia la stazione di servizio (1969)

La stazione di servizio Gulf

Trascrizione integrale da VELA n. 38, Marzo 2018 pagg. 19/20 “Questa stazione di benzina

Sono nato a Cesano nel 1944. Mio padre era fabbro ed era originario di Monteleone di Spoleto, in Umbria. Anche suo padre faceva il fabbro: dal nostro paese di origine, mio nonno aprì una bottega a Roma, a Piazza Irnerio. Per la precisione, la nostra arte di famiglia è il maniscalco. Erano gli anni Trenta e tra la basilica di San Pietro e Villa Pamphilj aggiustavamo i cerchi delle carrozze e ferravamo i cavalli. Le automobili erano ancora poche. Solo le grandi famiglie potevano permettersele.

Mio padre aprì anche un’altra bottega a Cesano. Qui i nostri clienti erano diversi. Non più le famiglie romane con le loro carrozze signorili, ma i contadini delle campagne attorno alla città, che allora era ancora lontana. Venivano da noi per farsi modellare i vomeri e i puntali degli aratri e per ferrare cavalli e vacche utilizzati nei campi per tirare carri o erpici. Sì, anche le vacche venivano ferrate: non con il ferro di cavallo a forma di mezzaluna, ma con due piastrine separate, fissate allo zoccolo con i chiodi. Ricordo il “travaglio”: era una struttura in legno, come una gabbia aperta in alto che serviva per immobilizzare le vacche e poterle ferrare.

È in questa bottega che sono cresciuto, tra ferri roventi e grandi mantici, al ritmo regolare del martello sull’incudine. È rimasta aperta fino agli anni Sessanta. Poi la mia vita è cambiata: mio fratello, che lavorava a Trastevere in una bottega di orefici, mi prese un appuntamento con un tappezziere per automobili. Alla fine degli anni ’50 tutti volevano una piccola automobile al posto del carretto, delle motociclette e della Vespa. Nel 1957, due anni dopo la 600, la FIAT aveva annunciato la produzione di una nuova utilitaria: era la 500, evoluzione della Topolino degli anni Trenta. All’inizio costava dieci volte il salario di un operaio, ma con il successo delle vendite il prezzo venne abbassato . Era iniziata l’epoca della motorizzazione di massa, con le interminabili file degli italiani in vacanza verso il mare percorrendo l’Autostrada del Sole, completata proprio in quegli anni. Nella bottega del tappezziere rifacevo gli interni ad automobili nuove, personalizzandole con materiali e allestimenti più moderni. Ma avevo capito che l’industria stava sopravanzando l’artigianato e andò proprio così, perché in poco tempo tutte le auto sarebbero state ultimate già in catena di montaggio e utilizzando i materiali migliori, senza la necessità di personalizzazioni. Dovevo cambiare lavoro un altra volta!

Era il 1968 e a Cesano c’erano tre distributori di benzina in poche centinaia di metri. Un mio amico, di professione meccanico, mi consigliò di prenderne in gestione uno, tenuto fino a quel momento da un cugino di quella che sarebbe diventata mia moglie, Liliana. Sentii il parere dei miei genitori e di mio fratello. È che non mi serviva solo un consiglio; avevo bisogno anche di 500.000 lire… Siamo sempre stata una famiglia unita, prendendo insieme le decisioni importanti. Ma quella volta mio padre era scettico e scosse la testa. Mi disse di no. A me sembrava una grande opportunità, ma senza soldi la questione finiva lì. Poi, dopo qualche giorno, mia madre mi sussurrò: “guarda che tuo padre ti deve parlare”. Quando andai da lui mi disse: “c’ho pensato… sì… va bene… però, mi raccomando: testa sulle spalle!”. Poche settimane dopo iniziava il mio terzo lavoro, in tuta e cappellino, pronto a riempire i serbatoi delle auto e delle moto.

Il proprietario della pompa di benzina e fornitore di carburante era la Gulf, una marca americana che qualcuno di certo ricorderà. In pochi anni l’attività si è ampliata moltissimo. Abbiamo puntato subito sulla cortesia e sul servizio, offrendo gratuitamente il controllo delle gomme e dell’olio. Anche in un momento rapido e quasi involontario, come fermarsi per fare benzina, c’è un rapporto di fiducia: un saluto, un gesto cortese, un’occhiata d’intesa. Ricordo che lavoravo anche la sera tardi, dopo cena, pur di consegnare le gomme la mattina seguente. Mi piaceva l’idea di risolvere un problema al cliente, che senza macchina non poteva andare al lavoro o passare a prendere i figli a scuola. All’inizio per me era un mestiere nuovo e avevo tutto da imparare. E così la sera andavo alle riunioni dell’Associazione Sindacale dei Benzinai per informarmi sulle leggi e sui corsi di formazione, e per saperne sempre di più frequentavo anche la sede romana della Gulf. I dirigenti della società americana predicavano il gioco di squadra e io ormai ne facevo parte, anche quando nel 1985 la Gulf venne acquistata dalla Q8 [ndr: Kuwait Petroleum Italia SpA]. I marchi cambiano ma i rapporti personali restano.

Gli anni Novanta furono il periodo degli self-service aperti anche la domenica e nelle ore notturne, ma anche della riduzione del numero dei gestori. Erano diventati troppi. E oggi siamo ritornati al servizio come accadeva all’inizio: offriamo non solo il carburante a un costo conveniente, ma anche il lavaggio, la riparazione o la sostituzione delle gomme, convenzioni con officine meccaniche e carrozzerie. Abbiamo diversificato la nostra attività. Mia moglie Liliana e tutta la mia famiglia hanno condiviso con me quest’avventura; senza di loro sarebbe stato tutto impossibile. Dal giorno che la prima automobile si fermò per fare benzina sono passati 50 anni esatti. Una vita. Ho trasmesso questi valori e questo modo di lavorare ai miei figli Luca e Marco e a tutti coloro che lavorano qui. Non a caso Luca è socio della Banca [ndr: BCC Formello e Trevignano Romano]. Per noi una stretta di mano conta ancora molto.
Bruno Venanzi

Ho avuto il piacere di conoscere Bruno nel 1991, da allora pochi pieni sono stati fatti presso altri distributori. Appunto: la fiducia! Anche mio padre faceva sempre il pieno da Bruno, che mai rifiuta di scambiare due parole, sempre corretto, mai invasivo, sempre rispettoso degli affari altrui, dei loro impegni, delle loro fisse… Lo stesso atteggiamento che ho sempre riscontrato in Bruno, me lo ritrovo in Liliana, Luca, Marco e Catiuscia, ammirevole, oserei dire. Ed è proprio per questo che ho iniziato con il fatto del tornado, perché poche ore dopo l’impianto era già operativo e aperti tutti i servizi. Una volontà notevole, un modo di fare che non aspetta i finanziamenti, gli aiuti. Un nucleo familiare sempre attivo che agisce in prima persona. Ecco, questo tipo di atteggiamento è ciò che ha fatto grande l’Italia, quell’Italia del piccolo imprenditore che lavora sodo, umilmente. Complimenti!

Dopo il passaggio del tornado del 6.11.2016

Via della Stazione di Cesano

Cesano di Roma, 29.08.2018

red. 30.08.2018

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