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Racconti cesanesi: i Mocci

Racconti cesanesi: i Mocci

Racconti cesanesi: i Mocci
agosto 12
17:38 2018

Grazie alle ricerche di Giuseppe Mocci, che ci ha gentilmente ceduto il testo che segue, abbiamo la possibilità di parlare di un’altra importante famiglia di Cesano: i Mocci, provenienti da Castel Romano San Pietro (Roma) a circa 70 km da Cesano.

Ma ecco il racconto di Giuseppe Mocci (Dal libro “Castel San Pietro Romano, la città diventa Museo Diffuso” a cura di Roberta Iacono, Aprile 2017):

I Mocci: da Castel San Pietro Romano a Cesano.

La famiglia Mocci è attestata in varie parti della penisola italiana, ma in modo predominante, i Mocci si registrano nelle zone centro occidentali della Sardegna e nel Lazio. Il cognome è citato su antiche iscrizioni presenti nell’Italia nord occidentale, a Susa e nelle Alpi Marittime tanto che si è ipotizzato che derivi da antiche popolazioni galliche. Secondo il linguista e glottologo italiano Massimo Pittau potrebbe “discendere dal latino Moccius, di gentilizio romano, coniugato al vocativo, come speso accade per i cognomi sardi. Si ritrova in atti del 1169 in donazioni fatte da Roberto il Guiscardo e in atti del 1192 di convenzione tra Genova e Alessandria, e lo ritroviamo, con grafia spagnola Mochj, nel 1400 in Oristano.”

Recenti studi, ancora in corso, confermano anche per l’area laziale il patronimico Mocci sia in latino Moccius che in italiano nella forma definitiva di Mocci. Lo studio nell’archivio notarile di Palestrina ha permesso l’individuazione di una presenza stabile e significativa dei Mocci a Castel San Pietro Romano e a Palestrina già dal XVI secolo con due linee genealogiche distinte. Da una parte troviamo la linea familiare di Torquato Mocci, figlio di Francesco, vissuto tra il 1625 ed il 1701 e sposato con Angela Cresedio di Cervara, dall’altra parte troviamo la linea familiare di Marzio Mocci che si unirà in matrimonio con Caterina Mascio.

I due capostipiti, Torquato e Marzio, probabilmente erano fratelli o cugini ed appartenevano allo stesso ceppo familiare. E’ emerso in modo chiaro che per il diritto di maggiorasco, la maggior parte del patrimonio dei Mocci fu ereditato da Torquato che negli anni successivi lo trasmise a suo figlio Alessandro, primogenito di sei figli. Solo alla morte prematura di Alessandro, a soli 42 anni, fece sì che tutto il patrimonio di famiglia passasse ai due figli più grandi, Costantino e Cesare Stefano, nati dal matrimonio con Margherita Masci di Ottavio.

Negli anni successivi alla morte di Torquato, avvenuta nel 1701, sia Costantino, sposato con Camilla Farinacci, sia Cesare Stefano che rimase scapolo per tutta la vita, si trasferirono ad abitare in un raffinato palazzetto a Palestrina, in località Il Cembalo, all’inizio di via del Tempio. Nel cornicione superiore del palazzetto prenestino è raffigurato un leone rampante, stemma della famiglia Mocci, che probabilmente riempiva anche lo stemma abraso a palazzo Mocci a Castel San Pietro Romano.

A seguito della morte di Costantino il comando della famiglia passò direttamente nelle mani di Cesare Stefano Mocci che grazie all’ascesa al soglio pontificio di Clemente XII divenne nel 1730 Luogotenente Criminale dell’Uditore della Camera Apostolica e Giudice dei Palazzi Apostolici. È in questi anni che lascia Palestrina per andare ad abitare a Roma, in piazza Colonna, insieme ai suoi nipoti Alessandro e Ottavio. Alla sua morte, avvenuta il 12 Agosto 1759 in Piazza Colonna a Roma, l’eredità passò nelle mani dei nipoti, Alessandro e Ottavio, che rimasero tra Palestrina e Castel San Pietro Romano.

Ben diverso è stato il percorso fatto dai discendenti di Marzio Mocci e di sua moglie Caterina Moscio, che ebbero cinque figli: Girolamo, Giacomo, Lorenzo, Sabina e Domenica. Il primogenito, Giacomo, si unì in matrimonio con Anastasia Bernardini nel 1686 dando alla luce quattro figli maschi e due femmine. Solo il penultimo figlio Marzio, nato nel 1703, riuscì a dare seguito alla famiglia sposandosi con Maria Angela Fiasco.

Nel 1739 nasceva Giacomo, che si unirà in matrimonio con Maria Felice Stecca, dalla quale ebbe cinque figli Rosaria e Maddalena, Alessandro, Vincenzo e Marco. Sarà proprio Alessandro, nato nel 1776, a scegliere di lasciare la terra di origine per portare il cognome Mocci in una zona del Lazio posta nella parte nord di Roma.

Dalla documentazione d’archivio e dagli atti del “processetto” del suo matrimonio, è possibile ripercorrere le tappe del giovane Alessandro che sì diresse prima nella Diocesi di Ostia e successivamente nella Tenuta di Santa Maria di Galeria, dove lavorò come guardiano.

Nel 1833, a 57 anni, si sposò con la diciottenne Geltrude Paparelli dando inizio ad una nuova famiglia nel territorio di Cesano. Alessandro fu un personaggio particolare che visse in un periodo storico segnato da grandi trasformazioni. Una persona longeva che visse fino a 86 anni e, nonostante la breve vita coniugale con la sua giovane moglie, riuscì ad avere otto figli. La sua presenza a Cesano segnò l’inizio di una nuova era per i Mocci che crebbero di importanza grazie al matrimonio tra suo figlio Vincenzo e Petronilla Fracassa di una importante famiglia di proprietari terrieri e Priori di Cesano.

Tra la seconda metà del 1800 e tutto il 1900 i discendenti di Alessandro Mocci, rappresentarono una delle famiglie più importanti e numerose del territorio di Cesano così come era stato a Castel San Pietro Romano nei secoli passati.

Grazie ancora a Giuseppe per averci fatto conoscere altri dettagli di una famiglia di Cesano. Aspettiamo più racconti!

red. 12.08.2018

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