Cesano di Roma

Compost: sì o no all’impianto a Cesano

Compost: sì o no all’impianto a Cesano

Compost: sì o no all’impianto a Cesano
luglio 24
21:09 2017
Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

 

I presenti ad inizio discussione, successivamente diventati il 50% in più

I presenti ad inizio discussione, successivamente diventati il 50% in più

 

Metti una sera a trattare un argomento bollente. Metti un assessore ed un dirigente che ritengono necessaria un’introduzione al tema, lunga, troppo lunga, e sono davanti ad una platea molto agguerrita, poco informata, poco pronta ad ascoltare. Metti una certa dose di campanilismo (“Ma qualcuno di voi abita a Cesano?”) nei confronti di chi non ha accento romano e non solo. Metti un bel po’ di difetti di comunicazione, sia dei relatori sia di parecchi degli intervenuti. Metti tutto ciò insieme ed abbiamo il cocktail micidiale che ha portato alla lunga e, per certi versi, inutile discussione di giovedì 20 Luglio 2017 nell’auditorio della chiesa di San Sebastiano Martire a Cesano; secondo incontro con la cittadinanza di Osteria Nuova e Cesano, per capire se i presupposti ci sono tutti per l’impianto di compostaggio che AMA e la maggioranza del M5s, in Comune e Municipio, vorrebbero portare in questa periferia romana. Un  confronto che poche volte ha seguito un percorso rispettoso, con urla e boicottaggio dei relatori che ha richiesto il duro intervento del Consigliere Municipale, Giuseppe Mocci (Lista Marchini) e quello di don Federico Tartaglia (il parroco).

Gli interventi del pubblico sono stati in gran parte in mano all’opposizione: Giuseppe Mocci (l.M), Daniele Torquati (PD) e Marcello Ribera (PD), che è stato nella precedente Giunta Municipale assessore all’ambiente.

Tutti hanno in qualche modo motivato il loro no, ponendo delle domande ad un ingegnere che esprime un linguaggio comunicativo del corpo inadatto all’occasione, in aggiunta ad un tono che ha un che di sprezzante. Ma certo, Stefano Bina è il Direttore Generale di AMA, non è un politico pronto a scegliere toni e linguaggi più gradevoli. Ciononostante, ha cercato di spiegare anche con la proiezione di alcune diapositive, delicati temi che in parte si è capito non ne fosse a conoscenza, come quando ha parlato dell’Acquedotto Alsietino. Un dettaglio, alla fin fine.

Il pubblico non ha saputo reggere lo stress, venendo a crearsi a volte violenti ed inutili battibecchi. Solo all’ultimo, c’è stato un intervento che sicuramente è stato quello più equilibrato; infatti, percepito che l’impianto potrebbe comunque arrivare, il prof. Leonardo Di Paola, confinante con il COBIS, con diversi ettari di terreno che nascondono la Villa Romana dov’è stato rinvenuto il Volto d’Avorio e di un certo numero di abitazioni, ha suggerito di definire quali sarebbero i lavori che verrebbero proposti, in una sorta di compensazione.

Clicca qui per accedere alla registrazione video di quasi tre ore di assemblea.

Successivamente, nei social, abbiamo raccolto diversi commenti molto interessanti, a parte altre urla virtuali che si sono alzate in coro da coloro che, a prescindere, sono per il no, a volte per il NIMBY, a volte per una sorta di campanilismo mal interpretato, a volte per una difesa del territorio portata all’ultimo stadio, a volte perché, tutto sommato, non si fidano dei politici, pur avendoli votati.

Ecco qui una parte di questi interventi:

Pinuccia Montanari, l’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale, ha scritto: “Continua il nostro confronto con i cittadini di Cesano sull’ipotesi di realizzare un impianto di compostaggio nel XV Municipio. Mai prima d’ora le scelte dell’Amministrazione Capitolina erano state così trasparenti e partecipate. Roma deve dotarsi di suoi impianti pubblici, realizzati su terreni pubblici, per garantire ai Romani risparmio economico, decoro della città e benefici ambientali in una gestione finalmente virtuosa dei materiali post consumo. Tra gli impianti da realizzare, il compostaggio rappresenta il trattamento più naturale possibile degli scarti organici, permettendo di trasformare gli avanzi di cucina in terra fertile.“.

Parole alle quali una residente impegnata a difendere l’ambiente, ha risposto con: “Io ero ieri all’incontro con la cittadinanza perché abito a Cesano e l’argomento mi riguarda. Penso che avere un Assessore all’ambiente ambientalista sia qualcosa che mette i brividi dall’emozione e quando Lei parla lo fa con uno slancio che convince. Quello che non funziona è AMA. AMA è il problema. AMA non è credibile. AMA non si è data il tempo di dimostrare di essere rinnovata e di riuscire a gestire l’ordinario. Roma non è una città qualunque Roma è la Capitale d’Italia ed è sommersa dalla spazzatura. Lei assessore non è di Roma e pertanto dovrebbe essere meglio informata dai dirigenti romani con i quali si deve necessariamente confrontare, ma quando Lei Assessore dice che l’impianto sarà lo stesso di un’azienda del milanese virtuosa che produce 600 posti di lavoro, fa profitto e restituisce terra alla terra, fa un paragone che non regge, perché chi a Roma lo propone è AMA, che nell’immaginario collettivo non riesce a spazzare neppure i marciapiedi. Quando il dirigente AMA con aria un po’ sprezzante propone ai cittadini di una periferia dimenticata da sempre (nella quale la raccolta differenziata funziona a singhiozzo) un progetto futuristico del genere dicendo che è a impatto zero ma pensando di far passare almeno 50 camion al giorno per strade mulattiere, fa ridere tutti. Prima c’è una risata istintiva, poi la risata diventa nervosa e poi subentra la rabbia. Io credo che AMA si debba prima scusare con i cittadini di Roma Capitale e debba avere il tempo di dimostrare di essere all’altezza dell’ordinario e di essere veramente al servizio della Capitale d’Italia, di meritarsi la fiducia dei cittadini che la pagano. Ci vorranno anni e so che i tempi politici sono stretti, ma non credo ci sia altra via.

Mentre l’Assessore all’Ambiente del XV Municipio, Pasquale Annunziata, ha commentato: “La soluzione quale sarebbe? una discarica in qualche cava privata o un inceneritore dove buttarci tutto e li veramente rischi il cancro. Oppure un impianto di compostaggio messo in qualche altro comune che paghiamo per farlo guadagnare 2 volte oppure portiamolo su Marte. Il problema è AMA? non l’abbiamo scelta noi e non possiamo eliminarla.“.

Intervento al quale la residente ha risposto: “La soluzione sarebbe che da oggi 21/07/2017 AMA si dimostrasse dal primo dirigente all’ultimo operaio virtuosa e che da domani i romani, anche della estrema periferia, vedessero per almeno 6 mesi le strade pulite. Allora AMA potrebbe tornare a parlare con quegli stessi cittadini con progetti all’avanguardia ed essere maggiormente credibile.“.

In altri post del famoso social network leggiamo la Consigliere Municipale, Agnese Rollo, che rivolta ad un sostenitore della raccolta firme contro l’impianto, anch’egli residente, spiega: “Ci sono molteplici riflessioni da fare di cui Comune e Municipio non possono non tener conto. L’altra sera il report proiettato sulle “ipotesi localizzative di impianti di trattamento rifiuti XV Municipio – Cesano”, di sole 20 pagine di cui 10 esplicative sui vantaggi del compostaggio (che riconosciamo reali soprattutto per gli impieghi del compost), non ha però approfondito debitamente gli impatti relativi agli aspetti ambientali. Ovvero, si è parlato delle emissioni odorose (che AMA ha dichiarato essere inesistenti) e della tipologia/quantità di mezzi di trasporto dei rifiuti urbani, ma non si è parlato nello specifico con mappe alla mano di scarichi idrici ed eventuale inquinamento delle varie falde, del rumore, delle emissioni di polveri in atmosfera, della stabilità e sicurezza geologica, dell’utilizzo delle risorse naturali ed energetiche e dell’impatto visivo (visto che non è stato proiettato una sorta di plastico). Tutti aspetti che vanno approfonditi nel contesto in cui si ipotizza l’impianto. E’ vero che la zona è in sofferenza da una vita, per tutte questioni ampiamente esposte, ma non si è fatta una valutazione completa sotto il profilo storico-archeologico e topografico, per eventuali vincoli esistenti, accennando solo l’acquedotto alsieatino. Se da un lato è un’area di Roma depenalizzata da sempre, dall’altra invece è un’area di pregio artistico-archeologico (proprio in quel quadrante specifico), per: 1. Acquedotto Alseatino; 2. Tor de’ Venti; 3. La Villa Romana di Tor de’ Venti; Direttrice dell’Antica Via Clodia. Quindi se da un lato c’è una difficoltà obiettiva per mancanza di valide infrastrutture che garantiscano dall’origine del percorso, sulla direttiva Cassia, una fluida viabilità (Giustiniana – Braccianese) con flussi di traffico in essere che portano poi ad una congestione quotidiana, dall’altra c’è la volontà anche di preservare un’area con notevoli evidenze archeologiche. Quindi perché forzare la mano nella scelta immediata di un posto e non sedersi intorno ad un tavolo per localizzare invece un’altra area nel nostro municipio, molto più accessibile e senza eventuali “futuri” vincoli paesaggistici? Poi se si parte con un piano AMA quinquennale 2017-2021 che prevede solo due impianti per tutta Roma da 50mila t/n, come faremo ad avere la sicurezza che lì dove ci fosse la necessità di depositare ulteriori tonnellate di umido, per emergenze nella Capitale che sono purtroppo all’ordine del giorno, queste non vengano portate all’impianto di Cesano? E aumentando ci sarebbe problemi di odore? e l’aumento di traffico? Tanto AMA quanto l’Assessore Capitolino all’Ambiente sono stati chiari, i rifiuti dei Romani, vanno smaltiti nel territorio di Roma. Quindi non abbiamo altri impianti di supporto. Mi spiace solo che tutte queste osservazioni, siano considerate pretestuose da chi è convinto di fare lì l’impianto e non ci sia la volontà di trovare una soluzione alternativa. Se speriamo che il territorio avrà un ritorno positivo nella realizzazione di opere infrastrutturali, viviamo nel fantastico mondo dei sogni, visto che come dichiara il Comune, ci sono “continui tagli da fare perché le casse piangono”. Quindi chi le pagherebbe? Speriamo bene.“,

Un militante del M5s, invece, riposta un “Esempio di un moderno impianto di compostaggio aerobico simile a quello che si ipotizza dover sorgere ad Osteria nuova . L’ impianto sorge ad Ancona e riceve l’organico da 33 comuni della provincia. Nuovi posti di lavoro per il territorio. Un procedimento naturale, nel rispetto assoluto dell’ambiente, senza odori esterni all’impianto chiuso, depressurizzato e filtrato che permette di chiudere il ciclo dei rifiuti producendo un compost di ottima qualità per le aziende agricole, ortocultura, floricultura e per le nostre piante.“, ma l’impianto del CIR33 è ormai chiuso da qualche mese proprio perché, costruito con criteri obsoleti, è stato al centro di proteste della popolazione appunto per l’emanazione di odori sgradevoli. Perciò si insiste sul fatto che “AMA deve fornire una scheda tecnica di cosa avrebbe intenzione di costruire, altrimenti ci sarà opposizione perché le parole non possono essere sufficienti a convincere nessuno.“.

Sull’isola ecologica, fondamentale per il nostro territorio, nessuno scontro: la si vuole subito!!! Un posto dove conferire sfalci e potature è giusto che sia anche lì. L’arrivo di un piccolo parco mezzi AMA, pure, ché servirà a rendere più efficiente la raccolta pap. Non sono questi i punti in discussione.

Il discorso del centro di compostaggio è ciò che è da capire e, senza conoscere le caratteristiche tecniche, non possiamo valutare un bel nulla, né la maggioranza M5s che lo propone, né i residenti di Cesano e Osteria Nuova. Perché Stefano Bina ha descritto un centro che dovrebbe trattare 50.000 t di organico in aerobico, con 20 camion (arrotondati a 30 per eccesso) da 8 t l’uno. Seguendo le sue parole (durante la seconda riunione ha parlato di 50 mezzi in tutto!!!), calcolando 6 giorni a settimana per 20 camion da 8 t x 1 anno vengono 49.920 t (quelle dell’impianto), ma se i camion sono 30, ed a pieno carico, siamo a 74.880 t e se fossero 50, 124.800 t. Qual è la quantità di tonnellate che verranno trattate?

Il residente di prima, chiamato in causa altrove da Rollo, scrive: “Io resto dell’idea che, indipendentemente dagli aspetti tecnici, pure importanti, qui il punto di fondo sia ancora a monte: mancano, a mio avviso, i presupposti infrastrutturali di realizzazione e le valutazioni di impatto su un’area già profondamente segnata da altre ben note criticità. Il territorio scelto si trova a ridosso di centri abitati, è asservito dalla viabilità dei tempi dello Stato Pontificio che già oggi stenta a smaltire la viabilità ordinaria, ci sono zone limitrofe di probabile interesse architettonico, e in più tutta la zona è in uno stato di carenze manutentive ben evidenti che dovrebbero – quelle si – rappresentare una priorità per il nostro municipio. Con tutto il rispetto ….ma qui parliamo di aspetti tecnici!? Ben vengano (e anche su quelli ho i miei forti dubbi) ma sono addirittura i presupposti, secondo me, a mancare! Che lo si faccia in zone quantomeno ben asservite da adeguata viabilità e non impattanti sui centri residenziali!”, ma gli viene contestato il fatto che dal momento che promuove la raccolta firme contro l’impianto, dimostra di essere contro a prescindere.

Ma non tutti i residenti sono schierati, c’è chi non ha ancora deciso se opporsi o se cogliere l’opportunità che potrebbe derivarsi dal fatto che l’AMA, il Comune, il Municipio o chicchessia, dovrebbe per forza investire, creando le condizioni adeguate al passaggio dei mezzi previsti. Inoltre, stando a quanto ci dicono Montanari, Bini, Simonelli ed Annunziata, l’impianto non dovrebbe creare cattivi odori, se non nei pressi dello stesso. Ma sarà così? Sono stati studiati i venti dominanti?

Sicuramente gli eventi hanno portato ad una discussione anticipata, AMA avrebbe dovuto prima fare tutti i controlli necessari per poi cercare di convincere la popolazione, perché i troppi dubbi e le assenze di risposte immediate, portano alla sfiducia della stessa, già da anni tartassata da iniziative incompiute, promesse non mantenute ed imposizioni varie.

Per una parte della popolazione, paragonare l’impianto di compostaggio – le cui caratteristiche non conosciamo ancora – con i racconti sull’ENEA e la radioattività, con quanto discusso in tribunale riguardo le onde elettromagnetiche della Radio Vaticana, poi condannata per molestie, ed un ipotetico magazzino segreto di iprite presso la Scuola di Fanteria, sembra a dir poco fuorviante, pretestuoso, volto a far leva sulle paure primordiali delle persone. Mentre non sono mai tenute in considerazione: né le costruzioni abusive fatte con criteri che non tengono conto dell’emissione di radon dal tufo; né l’impatto delle onde sugli abitanti delle costruzioni abusive e legali cresciute intorno e sotto il campo magnetico dei cavi dell’alta tensione. Discorsi che dovrebbero avere poco a che fare con l’impianto di compostaggio.

Dell’impianto apprendiamo, dalla presentazione che sarebbe dovuta essere stata commentata giovedì scorso, che le “Caratteristiche del Municipio XV – Stazione di Cesano che renderebbero ideale il posto secondo AMA sono:

  • zona a bassa densità abitativa;
  • adeguata distanza da centro abitato;
  • adeguata distanza da case sparse;
  • estensione adeguata;
  • proprietà pubblica;
  • destinazione urbanistica conforme (autodemolitori).

No al NIMBY si sente da più parti: viene prima la fase informativa, poi si vedrà.

Un suggerimento interessante fatto da un residente a Cesano lo troviamo in un articolo: “Dai rifiuti all’acqua potabile” [Clicca qui].

Completiamo con un aggiornamento dell’ultima ora, infatti, tre giorni dopo la stesura dell’articolo, la Regione Lazio è diventata promotrice di un progetto che potrebbe influenzare, in parte se non sostituire, l’idea dell’impianto di compostaggio che AMA propone in Via della Stazione di Cesano; la notizia è “Nuovi bandi rivolti ai comuni per finanziare le isole ecologiche e il compostaggio” [clicca qui per il link].

 

red. 24.07.2017

agg. 28.07.2017 – 0750h

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