Cesano di Roma

La giovane dottoressa Orsini ci rivela aspetti sconosciuti sul Ss. Crocifisso

La giovane dottoressa Orsini ci rivela aspetti sconosciuti sul Ss. Crocifisso

La giovane dottoressa Orsini ci rivela aspetti sconosciuti sul Ss. Crocifisso
Giugno 09
17:39 2016

Gloria Orsini, cesanese ventiquattrenne, ha da poco presentato la sua tesi sul Ss. Crocifisso; quel crocifisso snodabile ligneo di Cesano di Roma rinvenuto nel 1508, oggetto di venerazione da parte della popolazione che ogni 14 Settembre lo celebra.

Descritto nel volume “Terra di Cesano – storia, arte e devozione” a cura di Stefania Aini, Massimo Lauria e Fabrizio Vistoli, è senza dubbio, grazie alla Dott.ssa Aini, che la nostra Gloria ha trovato ispirazione per la sua tesi in storia della Chiesa presso l’Università degli Studi Roma Tre.

Gloria stessa ci spiega che la sua «ricerca ha fatto luce sul sentimento devozionale sorto attorno a quest’opera d’arte sacra tra il XVII e il XVIII secolo.».

E ci racconta che «all’inizio del Seicento troviamo il crocifisso in un ambiente ipogeo sotto la chiesa di San Giovanni Battista, senza altare, adagiato vicino a sepolture per bambini, connesse forse con l’attività locale di una “succursale” dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia.
Le fonti non chiariscono se il crocifisso fosse presente in questa cripta da tempi più antichi, ma di certo sappiamo che per la prima metà del secolo non è protagonista della venerazione popolare.
Dopo l’assestamento della situazione politica e sociale, dovuto al passaggio sotto il dominio dei Chigi, la devozione al crocifisso conosce un periodo di splendore, un’età d’oro caratterizzata dalla spettacolarità del barocco. L’arciprete Viviani, in carica nella seconda metà del Seicento, vuole fare di Cesano un centro di aggregazione dell’allora diocesi di Porto e Santa Rufina, martoriata dalla malaria e spopolata, promuovendo lo stesso culto al crocifisso con abbellimenti della cripta, maggiore visibilità durante feste e processioni.
È fra l’altro proprio durante l’”era Viviani”, nel 1685, che al crocifisso è attribuito il primo miracolo, un esorcismo su una donna ossessa da quattro demoni. Questo evento sancirà l’inizio di un florido periodo di affluenza costante in adorazione al crocifisso, circondato da ex–voto, ormai al centro dell’attenzione vescovile e celebrato in un sonetto dell’arciprete. La potenza dell’immagine del crocifisso ha forse avuto il primato di venerazione tra gli oggetti di culto locali e perfino rispetto al patrono, San Nicola. Tuttavia, dal momento in cui Viviani non ha più l’incarico e diminuisce la notorietà del miracolo, la devozione cristologica diventa “abitudinaria” e meno eccezionale, più familiare, di quotidiana venerazione tra le immagini celestiali cui la popolazione può attingere nelle proprie preghiere.
Il Settecento, infatti, conferma questo ritorno alla normalità con una serie di provvedimenti concreti. La chiesa di San Giovanni Battista viene messa a nuovo dalle fondamenta e viene interrato il locale del crocifisso, portato in superficie. Si tende a non calcare l’attenzione sul miracolo, bensì sulla corretta amministrazione delle rendite e sulle elemosine distribuite durante l’elevazione della Croce, che conosce il suo aspetto più festivo. Due lettere dei priori di Cesano per i principi Chigi testimoniano la volontà di affermare una tradizione celebrativa che implichi giochi, giostre e palii.
Dubbio è quanto questa tradizione sia rimasta invariata fino all’odierno Palio dei Rioni a Cesano di Roma, organizzato proprio per l’elevazione della Croce, tra il 14 e il 18 settembre.
La ricerca non esaurisce la storia del crocifisso ligneo di Cesano e i punti da chiarire ancora sono molti, in primis il motivo dello spostamento dell’altare del Crocifisso in superficie. Ma questo lavoro può costituire un’ulteriore base per sviluppi futuri. L’approfondimento della vicenda di quest’opera d’arte sarebbe un apporto non indifferente alla storiografia, che finora non ha dedicato studi al crocifisso snodabile cesanese. Non solo: questa ricerca potrebbe anche aprire la strada ad un censimento dei crocifissi lignei dell’alto Lazio, censimento che si auspica almeno simile a quelli condotti in territorio toscano, dove i crocifissi lignei, anche snodabili, sono stati oggetto di studio costante.».

red. 09.06.2016

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