Cesano di Roma

VII. La chiesa di S. Nicola: un ciclo pittorico sfarzoso

VII. La chiesa di S. Nicola: un ciclo pittorico sfarzoso

VII. La chiesa di S. Nicola: un ciclo pittorico sfarzoso
Settembre 12
01:49 2014

L’edificio, datato convenzionalmente al secolo XI, sebbene non sia emerso ancora un documento che ne attesti esatto riferimento alla fondazione, costituisce con la sua struttura una strettoia obbligata per l’ingresso al borgo di Cesano.
La chiesa, dedicata a San Nicola, è a pianta rettangolare: l’unica navata, che termina in un’abside semicircolare sporgente dal filo del muro, è coperta da un soffitto a capriata.

La semplicità dell’impianto trova riscontro nell’armoniosa e nitida scansione della zona absidale e della facciata. Il suo prospetto presenta un portale sormontato da un arco a tutto sesto affiancato da due finestrelle simmetriche rettangolari e da una ottagonale – aperte alla metà del ‘600 per illuminare l’interno privo di finestre laterali – posta in asse sopra l’arco stesso. Una cornice marcapiano scandisce la parte superiore della facciata che culmina con un timpano al centro del quale si apre una finestra circolare. A destra della facciata, in posizione arretrata si trova il campanile con campana di bronzo datata al 1906. La zona presbiteriale include le mura di un piccolo cimitero coperte successivamente dalla terra di riporto scavata per le fondamenta della costruzione della più tarda casa canonica: l’uso di una zona cimiteriale collegata a San Nicola è attestato nelle fonti almeno per il secolo XVIII e confermata per le epoche precedenti dai recenti scavi archeologici effettuati sotto la scalinata di accesso che hanno portato alla luce sepolture post classiche. I documenti, inoltre, attestano l’uso che i forestieri, non membri delle Congregazioni allora esistenti, fossero sepolti presso la chiesa di San Nicola piuttosto che presso quella di San Giovanni Battista.

All’interno, lungo la parete di destra sono visibili due arcate cieche impostate su una colonna con capitello a stampella inglobate nel muro di tamponatura:è verosimile ipotizzare che conducessero, in origine a un’ala laterale o a un piccolo ambiente interno (sacrestia o canonica). Nel XVII secolo, sul lato destro della chiesa, fu costruita la casa del cappellano a cui si accede da una piccola scala esterna. Questa parete destra doveva comunque essere affrescata; nei sottarchi delle arcate cieche restano, infatti, tracce ben visibili, sotto lo strato dell’intonaco, di un Cristo benedicente e di una Madonna con Bambino al seno. La loro datazione è incerta: trattandosi di affreschi più volte manomessi e opera di bottega, si può pensare ad una cronologia forse risalente alla campagna di lavori che nei secoli XV e XVI interessa la chiesa. Allo stato attuale delle conoscenze e in assenza di fonti, il criterio di analisi e d’indagine può essere solo di tipo stilistico.

La parete di sinistra è affrescata con una serie di immagini interessanti e stilisticamente varie di Madonne e Santi. Un’edicola di stucco (sotto la quale esisteva un piccolo altare di marmo) incornicia una Madonna con Bambino del cosiddetto modello della”tenerezza”, seguita da un’altra piccola immagine della Madonna dello stesso tipo. A seguire le figure di S. Antonio, S. Pacomio, S. Nicola e un Cristo benedicente con il globo terrestre in mano; concludono la teoria di ex-voto, una Madonna con Bambino benedicente che reca un globo nella mano destra; S. Nicola; S. Sebastiano trafitto da frecce affiancato dai suoi carnefici. La raffigurazione del martirio di S. Sebastiano e quella di S. Nicola (vescovo di Mira in Licia, imprigionato sotto Diocleziano).

Di estremo interesse la decorazione del catino absidale. Nel registro inferiore compare una figura di Madonna orante con il Bambino adagiato sulle ginocchia, la cui iconografia riconduce a un tipo assai diffuso nelle comunità rurali; ai lati S. Nicola e S. Giovanni Battista.

Nel catino absidale risalta un Cristo benedicente incluso in una mandorla affiancato da teste di cherubini e angeli musicanti. Un’iscrizione che corre alla base dell’abside ricorda che gli affreschi furono eseguiti nel 1490: QUESTA TRIBUNA E’ DIPINTA AL TEPO DE INTENTA EDE (…) MA (…) DI CESANO ANO DNI MCCCCLXXXX

Gli affreschi sono attribuiti alla scuola di Antoniazzo Romano. Studi recenti in corso sottolineano le affinità stilistiche con quelli della Madonna del Sorbo a Campagnano, di S. Maria in Celsano a S. Maria di Galeria e di S. Francesco ad Anguillara.

Una statua di gesso, databile al XIX secolo, rappresentante S. Nicola si trova dietro l’altare. Parte dell’arredo liturgico originario è costituito dalla bella acquasantiera di marmo datata al 1580.

Complesse e difficilmente ricostruibili le vicende storiche dell’edificio che presenta chiarissimi segni di manomissioni e interventi di epoche diverse.

L’edificio deve aver vissuto, aldilà del momento della fondazione, momenti di particolare fervore nel XV secolo e fra i secoli XVII e XVIII. Si ha notizia che alla metà del XVI secolo crollarono facciata e lato destro e in seguito a ciò fu costruita l’attuale chiesa dedicata a S. Giovanni Battista. Una visita pastorale del 1683 attesta che “il maltempo causa lo scoperchia mento della Chiesa ed il conseguente abbattimento di alcuni muri”. Sappiamo però che la chiesa fu ricostruita nel 1686 come riporta l’epigrafe posta sopra la porta d’ingresso: COMUNITAS CAESANI HANC STAM ECCLESIAM DIVO NICOLAO DICATAM FERE FUNDITUS COLLAPSAM AERE PROPRIO RAEDIFICAVIT ANNO DNI MDCLXXXVI. Il 15 luglio 1776 fu donato dal Cardinale Marco Antonio Colonna alla Parrocchia di Cesano un reliquiario, tuttora presente, contenente una particola delle ossa di S. Nicola di Bari.

Dal 1888, anno in cui la chiesa di S. Giovanni Battista fu chiusa per inagibilità, fino al 1892, quando don Giuseppe Morotti la restaurò e riaprì al culto, S. Nicola fu l’unica chiesa officiata a Cesano ma, essendo piccola, “lasciava gli uomini fuori la porta”.

Nel 1893 l’”officiatura fu sospesa per tetto guasto, il piancito e le finestre rotte”. Nel 1992, già dichiarata monumento Nazionale, la chiesa venne chiusa e passata sotto il vincolo del Comune di Roma, per essere finalmente riaperta al culto, dopo un nuovo restauro, nel 2006.

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